In Libia Haftar fa come al Sisi e dichiara guerra ai Fratelli musulmani

Il generale in pensione Khalifa Haftar ha rilasciato un’intervista al quotidiano saudita basato a Londra, Asharq al Awsat, per spiegare gli obiettivi della missione militare denominata Karamah (dignità, ndr) lanciata cinque giorni fa contro il governo di Tripoli. Lo scopo dell’offensiva che ha interessato Bengasi e Tripoli, dove domenica scorsa il parlamento è stato assaltato dagli uomini di Haftar, è quello di “ripulire” – il generale ha usato questo termine - il paese dagli estremisti. “A Tripoli abbiamo dato seguito a quanto iniziato a Bengasi e ora andremo avanti. Apriremo gli occhi ai libici”, ha detto. Leggi anche Raineri In Libia il generale Haftar sfida gli islamisti (su mandato del Cairo?)
11 AGO 20
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Il generale in pensione Khalifa Haftar ha rilasciato un’intervista al quotidiano saudita basato a Londra, Asharq al Awsat, per spiegare gli obiettivi della missione militare denominata Karamah (dignità, ndr) lanciata cinque giorni fa contro il governo di Tripoli. Lo scopo dell’offensiva che ha interessato Bengasi e Tripoli, dove domenica scorsa il parlamento è stato assaltato dagli uomini di Haftar, è quello di “ripulire” – il generale ha usato questo termine - il paese dagli estremisti. “A Tripoli abbiamo dato seguito a quanto iniziato a Bengasi e ora andremo avanti. Apriremo gli occhi ai libici”, ha detto.

Tra questi combattenti estremisti ci sono anche i Fratelli musulmani i quali hanno “condotto il paese in un tunnel buio, fatto di oscurantismo e takfir (empietà, ndr)”. La fratellanza avrebbe appoggiato i combattenti estremisti provenienti dal mondo arabo e non solo. “I Fratelli musulmani vanno eliminati”, perché hanno aiutato i jihadisti a procurarsi le armi e i documenti necessari per entrare in Libia dal confine con l’Egitto, approfittando del caos in cui versava il paese. Haftar ha tuttavia smentito le voci di un presunto coinvolgimento dell’Egitto nell’operazione. Quando nel febbraio scorso improvvisò un colpo di stato (fallito quasi subito), Haftar disse di avere il sostegno di Abdul Fattah al Sisi, il generale egiziano che si appresta a vincere le prossime elezioni presidenziali in Egitto. Dichiarazioni che hanno avvalorato le voci insistenti che circolano in questi giorni sull’impiego di aerei militari egiziani durante i bombardamenti su Bengasi contro le milizie islamiste. “Abbiamo fatto tutto da soli”, ha chiarito Haftar. “Le armi le abbiamo, il resto è dato dalla fiducia in noi stessi”. Le parole di Haftar ricordano molto le argomentazioni del generale al Sisi, anche lui impegnato in questi mesi a sradicare i Fratelli musulmani dall’Egitto. Così come il futuro presidente egiziano ha accusato la fratellanza di sostenere i jihadisti del Sinai, Haftar punta in Libia sui presunti legami esistenti tra l’Ikhwan e gli estremisti islamici. Il quotidiano al quale Haftar ha deciso di rilasciare l’intervista, Asharq al Awsat, è finanziato dalla famiglia reale saudita, apertamente contrapposta ai Fratelli musulmani che sono stati recentemente dichiarati fuori legge a Riad.
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Haftar afferma inoltre di avere l’appoggio pieno dell’esercito e che il piano dell’operazione era congegnato già da tempo. “Sì, le truppe libiche sono preparate da due anni. Ho ricevuto adesioni tra Tripoli e Bengasi da diversi ranghi dell’esercito”. L’area interessata dall’operazione Karamah è vasta, ma l’obiettivo principale delle truppe di Haftar – che secondo Asharq al Awsat conta già 6 mila uomini - resta quello di ristabilire l’ordine nel paese eliminando la minaccia dei terroristi islamici. “Il problema della sicurezza è grave. Gli estremisti non possono convivere con i libici”, ha detto Haftar ricordando che le frontiere con Egitto, Algeria e Tunisia sono state abbandonate dal governo di Tripoli e che la Libia è ormai diventata un punto di passaggio per criminali, trafficanti di armi e jihadisti. Haftar si è detto sicuro, inoltre, che questi estremisti provengano anche dall’Europa: “Abbiamo già catturato afgani, pakistani e indiani. Ma anche ungheresi, inglesi, molti italiani e combattenti di altre nazionalità”. Sul silenzio degli Stati Uniti su quanto succede in Libia (“la situazione è fluida”, si è limitato a constatare ieri il dipartimento di stato) Haftar ha riferito di non occuparsi di cosa sappia o meno l’occidente di quanto sta avvenendo nel paese. Per il futuro, invece, l’ex generale ha già le idee chiare: “Sono pronto a diventare presidente della repubblica libica se il popolo dovesse chiedermelo andando alle urne”.